Al Circolo della Stampa di Avellino è stato presentato il libro “Mussolini e il Fascismo – L’altra storia”, scritto dal pronipote del Duce, Caio Mussolini.
L’evento, promosso dalla Fondazione Giorgio Almirante, ha visto una nutrita partecipazione. Nutrita, nella circostanza, anche la presenza di forze dell’ordine – Carabinieri, Polizia, digos, con il supporto della polizia locale – a garanzia dell’ordine pubblico, dopo che in altre città campane appuntamenti simili erano stati preceduti da polemiche.
In sala, accanto all’autore, sedevano Sonia Lombardo, Valentina Carnielli e Giuliana De Medici per la Fondazione, mentre tra i relatori figurava l’onorevole Gianfranco Rotondi. Presenti anche militanti storici della destra e dei conservatori irpini, in prima fila anche il Senatore Sergio Rastrelli. Ma a scorgere attentamente la sala anche militanti di sinistra ad ascoltare.
A fare da cornice una protesta simbolica, organizzata dalla Rete Pace e Disarmo (cui aderiscono molteplici associazioni, compresa Anpi e Cgil), con fotografie sugli eventi simbolo del fascismo in Irpinia: dai campi di confino, passando al ricordo delle vittime irpine dell’eccidio delle fosse Ardeatine o della strage di Teverola ed ancora le immagini dei bombardamenti del 1943 sul capoluogo irpino.
Nel preludio, i rappresentanti della Fondazione Almirante hanno parlato di impegno per la “pacificazione nazionale”, mentre Rotondi ha ripercorso alcune tappe della storia, richiamando l’antifascismo di Sullo e nel contempo i rapporti orami storicizzati dal tempo trascorso, non solo, ha anche sottolineato che la cornice dei cartelli “ha mancato di rispetto agli antifascisti”.
«Le polemiche, spesso sterili e inconsistenti, da parte di gruppi di sinistra – che invito a confrontarsi con me ma non lo fanno – lasciano il tempo che trovano». Ha sottolineato, invece, Mussolini ai cronisti: «Tutte le presentazioni si sono svolte in Campania, l’unica difficoltà è stata lo spostamento di una serata in uno spazio privato a seguito di pressioni». Rispondendo alle immagini di Avellino bombardata, l’autore del libro ha dichiarato: «Le foto che vedo qui sono un autogol da parte di chi le ha messe. Furono gli americani a bombardare Avellino dopo l’8 settembre, che non fu un armistizio ma una resa incondizionata – le parole sono importanti. Avellino non era un obiettivo militare, fu colpito il mercato. Tremila vittime. Il fascismo lo combatteva quel nemico. Piaccia o no: eravamo alleati con i tedeschi». Tra momenti di storia familiare e rinvii a fonti storiche per individuare sfumature e letture alternative del Ventennio, la presentazione si è conclusa con un’ampia partecipazione per la quale l’autore ha ringraziato, lodando, in particolare, la presenza di tanti giovani.





