«Non ho dubbi: è necessario marcare in modo più netto la separazione tra magistratura giudicante e requirente». È un sì convinto ma non ideologico quello espresso da Enzo Bianco, già ministro dell’Interno ed ex sindaco di Catania, intervenuto al Circolo della Stampa di Avellino all’iniziativa del Comitato “SÌ Separa” sul referendum relativo alla riforma Nordio-Meloni.
Bianco epsonente dem ha rivendicato una posizione personale, anche in dissenso con la maggioranza del Partito Democratico: «Qui non si vota per un partito, ma su una riforma della giustizia. I cittadini devono valutare se i pro superano i contro». L’appello è chiaro: partecipare al voto e decidere nel merito.
Secondo l’ex titolare del Viminale, il sistema attuale «non funziona bene» e necessita di interventi strutturali: separazione delle carriere tra pm e giudici, regole più chiare per gli organi di autogoverno, ridimensionamento del peso delle correnti. «Non è la riforma definitiva – ha ammesso – ma è un inizio necessario».
Nel dibattito è intervenuto anche l’avvocato Luigi Petrillo, della Camera Penale Irpina, che ha definito il progetto «una riforma attesa da decenni», collegandola al nuovo Codice di procedura penale del 1988 e alla riforma del giusto processo del 1999.
Entrambi hanno criticato i toni dello scontro pubblico, in particolare le recenti polemiche innescate da dichiarazioni attribuite al procuratore Nicola Gratteri, giudicate eccessive e poco utili a un confronto che – è stato ribadito – dovrebbe restare informativo e non suggestivo.
Il confronto interno al PD, ha concluso Bianco, proseguirà «in modo civile». Ma la priorità, ora, resta una sola: «Andare a votare. Sì o no, ma decidere».

