Riceviamo e pubblichiamo le due lettere indirizzate al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni firmate, a nome di tutti gli operai dell’ex Isochimica, da Carlo Sessa, Mario Giordano, Antonio Olivieri, Nicola Abrate, Michele Aversa e Domenico Carbone.
Al Signor Presidente della Repubblica
Prof. Sergio Mattarella
Ill.mo Signor Presidente,
siamo lavoratori, vedove, orfani e familiari di persone che hanno perso la salute e la vita a causa del lavoro, in particolare per la selvaggia esposizione all’amianto e per le gravi omissioni nella tutela della sicurezza, nei luoghi di lavoro.
Le scriviamo per notiziarLa di una “Strage di Stato”, di cui probabilmente non è stato reso edotto, nella quale gli interessi economici hanno sempre prevalso sul rispetto della vita e della dignità dei lavoratori.
Il processo penale noto come “Processo Isochimica” ha cristallizzato plurime e gravi responsabilità dello Stato Italiano, per aver commissionato la più grande scoibentazione di rotabili di proprietà dell’allora Ente Ferrovie dello Stato, ad una società – l’ex Isochimica Spa – rivelatasi priva dei requisiti minimi di sicurezza.
Detto processo, ancora in corso, presso la corte d’Appello di Napoli, ha riguardato e riguarda centinaia di operai, molti dei quali ammalatisi o deceduti per patologie asbesto correlate, dopo anni di attività svolta in condizioni che, come descritte dalle consulenze tecniche acquisite in sede dibattimentale, erano gravemente nocive per la salute dei lavoratori.
In questa vicenda sono emerse condotte che, per come ricostruite nel processo, appaiono in contrasto con i fondamentali obblighi di prevenzione e protezione, da sempre, imposti dalla normativa italiana in materia di sicurezza sul lavoro, i quali impongono al datore di lavoro di valutare tutti i rischi e di adottare ogni misura necessaria per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Noi, vittime del lavoro, siamo consapevoli che alcuna sentenza potrà mai fare GIUSTIZIA, non potendoci restituire né la salute né riportare in vita chi è morto, ma sappiamo anche che il riconoscimento della responsabilità, il rispetto della dignità delle persone offese e la concreta tutela dei loro diritti – anche economici – sono parte essenziale della funzione dello Stato, in attuazione degli articoli 2, 3, 32 e 41 della Costituzione, che tutelano i diritti inviolabili della persona, l’eguaglianza sostanziale, il diritto alla salute e impongono che l’iniziativa economica non possa svolgersi in contrasto con la sicurezza e la dignità umana.
Ebbene, ad oggi, nel silenzio COLPEVOLE di tutte le istituzioni statali e dopo anni di dure battaglie legali, i nostri diritti continuano ad essere sacrificati, in nome di una Giustizia, che, per la sua lentezza, genera un’indiscussa INGIUSTZIA.
Per questo motivo, ci rivolgiamo a Lei, invero, non per contestare le prerogative della magistratura o del legislatore, ma perché la Sua alta funzione di garante della Costituzione e punto di equilibrio tra i poteri dello Stato possa contribuire a richiamare l’attenzione delle istituzioni tutte sulla condizione delle vittime del lavoro, sulle persistenti violazioni degli obblighi di sicurezza e prevenzione e sul rischio che, anche attraverso decisioni solo apparentemente tecniche, venga ulteriormente mortificato il diritto alla verità, alla giustizia e alla riparazione.
Le rappresentiamo, inoltre, che molti lavoratori e familiari delle vittime dell’ex Isochimica S.p.A., sentendosi lesi nel loro diritto ad una piena ed effettiva tutela giurisdizionale e nel loro diritto al rispetto della vita e della dignità personale, stanno valutando – con l’assistenza dei loro difensori – la possibilità di adire la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, al fine di far valere le possibili violazioni, da parte dello Stato italiano, degli articoli 2, 3 e 8 della Convenzione (diritto alla vita, divieto di trattamenti inumani o degradanti, diritto al rispetto della vita privata e familiare), nonché dell’articolo 6 della stessa Convenzione, in relazione all’effettività del diritto di accesso alla giustizia e alla tutela giudiziaria dei diritti lesi dal lavoro insalubre.
Certi della Sua sensibilità verso i temi della dignità della persona, della tutela dei diritti dei più deboli e della sicurezza sul lavoro, restiamo fiduciosi che vorrà ascoltare il nostro appello e farsi interprete, nelle forme che riterrà più opportune, delle nostre preoccupazioni e delle nostre speranze.
Con profondo rispetto.
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Giorgia Meloni
Le scriviamo in rappresentanza dei lavoratori, delle vedove, degli orfani e dei familiari delle vittime dell’ex Isochimica S.p.A. di Avellino, che hanno perso la salute ed, in molti casi, la vita a causa della selvaggia esposizione all’amianto e delle gravissime omissioni nella tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Come noto, agli inizi degli anni ’80, l’allora Ente Ferrovie dello Stato decise di commissionare alla società Isochimica S.p.A. la scoibentazione di oltre 2.500 carrozze ferroviarie, provenienti in larga parte dalle Officine Grandi Riparazioni di Firenze, dando luogo – secondo le ricostruzioni processuali – alla più grande bonifica di rotabili della storia effettuata nell’interesse dello Stato italiano.
Tale attività fu svolta in condizioni di totale assenza di adeguati presidi di sicurezza per i giovani operai irpini, sia all’interno dello stabilimento, sia sui binari della stazione ferroviaria di Avellino, con il concorso e, comunque, nel silenzio colpevole dei funzionari dell’allora Ente Ferrovie dello Stato.
Le indagini della magistratura e le perizie tecniche hanno accertato livelli di esposizione all’amianto pari a circa 40.000 ff/l, ossia 200 volte il limite allora vigente e 400 volte l’attuale soglia, nonché la presenza nell’area di circa 2.276 tonnellate di amianto, in gran parte del tipo crocidolite, configurando una vera e propria “bomba ecologica nel cuore della città”.
Le consulenze tecniche d’ufficio (prof. Auriemma, prof. Ricciardi, prof. Moscato) hanno messo in luce l’estrema gravità della situazione ambientale e sanitaria, evidenziando che “il pericolo di vita è sussistente” per gli ex operai, le cui patologie asbesto-correlate risultano in stretto rapporto causale con la selvaggia esposizione all’amianto patita in Isochimica.
Sul piano giudiziario, il Tribunale di Avellino, con sentenza n. 195/2022, ha accertato la responsabilità penale dei funzionari dell’allora Ente Ferrovie dello Stato, per concorso nel reato di omicidio colposo in danno dei lavoratori, condannandoli – in solido con il responsabile civile RFI S.p.A. – al pagamento di provvisionali in favore degli eredi dei lavoratori deceduti.
Successivamente, la Corte d’Appello di Napoli, Sezione civile, con sentenza del 18.02.2025, ha riconosciuto l’esclusiva responsabilità di FSI S.p.A. nella determinazione dei fatti di causa, decisione che, secondo le valutazioni difensive, è destinata verosimilmente a trovare conferma anche in sede di legittimità.
Nonostante tali pronunce e la piena disponibilità manifestata dalle parti civili ad individuare una soluzione transattiva complessiva, RFI S.p.A. – e, per essa, la controllante FSI S.p.A. – hanno dichiarato, per il tramite dei propri legali e funzionari, di non poter prendere in considerazione alcuna ipotesi transattiva prima della definizione del giudizio penale di appello, rappresentando, al contempo, la necessità di un coinvolgimento diretto del Governo per poter valutare un accordo.
Ad oggi, risultano costituite parti civili 247 posizioni, di cui 30 relative a nuclei familiari di lavoratori deceduti; per 11 nuclei familiari è già stato disposto, ed eseguito da FSI S.p.A., il pagamento di provvisionali per un importo complessivo di circa 1.000.000 di euro, mentre per i restanti lavoratori viventi – tutti affetti da patologie asbesto-correlate – si stanno valutando le opportune azioni civili, in un contesto in cui l’ingravescenza delle malattie accelera progressivamente.
Onorevole Presidente,
la perdurante inerzia nella definizione…

