In provincia di Avellino il servizio 118 è al collasso: ambulanze ferme per ore, pronto soccorso sovraffollati, pazienti in attesa di cure urgenti e personale sanitario allo stremo. A denunciarlo è il sindacato CO.I.N.A., che parla di “grave e inaccettabile condizione operativa”, aggravata da equipaggi incompleti, carenza di posti letto e ritardi nei ricoveri.
A peggiorare la situazione, la chiusura della galleria Monte Pergola sul raccordo Avellino–Salerno, che isola gli ospedali Moscati e Landolfi, costringendo pazienti fragili a deviazioni lunghe e operatori a partire in anticipo, aumentando stress e rischi.
Il CO.I.N.A.: “Servono equipaggi completi, posti letto e gestione pubblica diretta del servizio”
A seguire i comunicati stampa integrali
(Comunicato stampa) Avellino – Ambulanze ferme per ore nei piazzali degli ospedali, pazienti in attesa di cure urgenti, pronto soccorso sovraffollati e personale allo stremo. È l’immagine preoccupante del Servizio di Emergenza-Urgenza 118 in provincia di Avellino, tracciata dal Sindacato delle Professioni Sanitarie CO.I.N.A., che parla di “grave e inaccettabile condizione operativa”.
«Gli equipaggi si trovano a lavorare in condizioni estreme, con carenze di organico, strutture sature e una catena di soccorso rallentata. La tutela della salute richiede un servizio 118 gestito direttamente dal sistema sanitario pubblico, con personale strutturato e standard operativi garantiti».
Le criticità
- Equipaggi incompleti, spesso privi della composizione prevista dagli standard ministeriali e regionali, con impatto sulla sicurezza di pazienti e operatori.
- Sovraffollamento cronico dei pronto soccorso, con pazienti per ore in barella, in condizioni di fragilità e sofferenza.
- Carenza di posti letto nelle degenze, che rallenta i ricoveri e blocca il flusso del soccorso.
- Tempi di attesa prolungati per la presa in carico, con ritardi nella risposta a nuove emergenze.
Il peso sugli operatori
Dietro ogni intervento d’emergenza ci sono infermieri e autisti-soccorritori che lavorano in condizioni fisiche e psicologiche difficili.
Gli infermieri del 118 gestiscono scenari complessi in spazi ristretti e con risorse limitate, garantendo cure salvavita in pochi minuti. Gli autisti-soccorritori assicurano la guida sicura del mezzo e partecipano alle manovre di soccorso in situazioni di stress elevato.
«Non parliamo di numeri o mezzi, ma di persone, di vite che si affidano a noi nei momenti più critici. Oggi infermieri e autisti sono costretti a coprire ruoli multipli con organici ridotti, mettendo a rischio la loro sicurezza e quella dei cittadini».
Il Moscati: personale di valore, scelte gestionali inadeguate
Il pronto soccorso dell’AORN “San Giuseppe Moscati” di Avellino dispone di professionisti di alto livello, capaci di affrontare emergenze complesse con competenza e dedizione.
Secondo il CO.I.N.A., però, il problema non è la qualità degli operatori ma le scelte organizzative della precedente direzione, che non hanno saputo valorizzare le risorse né rispondere alle esigenze reali del territorio.
«Abbiamo persone qualificate e reparti di valore, ma le strategie adottate hanno ignorato le priorità operative, concentrandosi altrove».
Nuovi vertici, nuove possibilità
Con il recente cambio ai vertici di AORN Moscati e ASL Avellino, il CO.I.N.A. auspica un cambio di rotta concreto.
L’invito ai nuovi dirigenti è di affrontare le criticità senza farsi influenzare da chi non possiede competenze specifiche o finge di averle, basando le scelte su esperienza reale e non solo su teoria.
«Non bastano i libri per riorganizzare un sistema così complesso. Serve esperienza sul campo. Per questo proponiamo una task force di professionisti qualificati in grado di elaborare soluzioni pratiche e applicabili subito».
Le proposte del CO.I.N.A.
- Internalizzazione del servizio 118, con gestione diretta pubblica.
- Ripristino di equipaggi completi su ogni mezzo.
- Potenziamento dei posti letto di area medica e breve osservazione.
- Triage infermieristico avanzato e percorsi rapidi per i pazienti meno critici.
L’appello
Il CO.I.N.A. chiede alla Direzione ASL Avellino e alla Regione Campania di convocare con urgenza un tavolo tecnico.
«Non possiamo permettere che chi chiede aiuto resti ore in attesa. Non è un carico da spostare, è una vita da salvare. Servono decisioni rapide, investimenti mirati e un’organizzazione moderna che metta al centro la persona».
“Galleria Monte Pergola chiusa: ospedali isolati, pazienti abbandonati. Serve un intervento immediato”
Avellino/Solofra,
La chiusura della galleria “Monte Pergola” sul raccordo Avellino–Salerno non è un semplice disagio alla viabilità: è una grave minaccia al diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione. Due presidi fondamentali per la sanità irpina, il P.O. “Landolfi” di Solofra e l’AORN “Moscati” di Avellino, risultano di fatto isolati da parte del territorio, con conseguenze potenzialmente drammatiche per pazienti e operatori.
Pazienti fragili e sottoposti a terapie salvavita sono costretti a deviazioni interminabili per raggiungere visite, esami e cure, operatori sanitari devono anticipare la partenza anche di un’ora, con ulteriore stress e fatica, i tempi di percorrenza per le emergenze sono incompatibili con la tempestività necessaria per salvare vite.
Il CO.I.N.A. chiede senza mezzi termini:
- Riapertura immediata, in condizioni di sicurezza, della galleria “Monte Pergola”, quale intervento urgente e prioritario per garantire collegamenti rapidi e ridurre i tempi di accesso alle strutture sanitarie.
- Smistamento del traffico pesante e dei mezzi pesanti su percorsi alternativi, così da alleggerire la pressione sulle vie di accesso ai presidi ospedalieri e consentire il transito più agevole e sicuro di pazienti, familiari e operatori sanitari.
- Convocazione urgente di un tavolo tecnico interistituzionale con Regione, Provincia, Comuni, Prefettura e Aziende Sanitarie, con la partecipazione della scrivente Organizzazione Sindacale, per definire soluzioni operative immediate.
“Non si può isolare un ospedale. Non si può chiedere a un malato cronico o a un genitore con un figlio fragile di affrontare mezz’ora in più di strada per curarsi. Non si può imporre a un infermiere o a un medico di aggiungere un’ora di viaggio ogni giorno per andare a salvare vite” – dichiara il CO.I.N.A.
In assenza di risposte rapide e concrete, il sindacato è pronto ad avviare azioni legali e forme di protesta pubblica, perché la salute non può aspettare e non può essere bloccata da un cantiere.
La salute non è un’opzione. Le code passano, le conseguenze restano.

