(Riceviamo e pubblichiamo)
Il duro affondo di Nunzio Marotta e Francesco Codella: «Se Irpiniambiente fosse stata una società privata, a quest’ora sarebbe già fallita per colpa dei troppi crediti vantati verso gli enti morosi. Non si può continuare a fare battaglie a colpi di ricorsi sulla pelle di chi garantisce l’igiene urbana».
La tensione nel settore dell’igiene urbana in provincia di Avellino tocca livelli di guardia. A denunciare senza mezzi termini la deriva istituzionale e amministrativa che sta paralizzando il ciclo integrato dei rifiuti sono i segretari di categoria Nunzio Marotta (UGL) e Francesco Codella (FIT CISL), che intervengono con fermezza per spezzare il muro di silenzio attorno alle criticità finanziarie e operative di Irpiniambiente.
La denuncia: enti inadempienti e crediti record
Nel mirino delle organizzazioni sindacali ci sono i Comuni insolventi e una gestione complessiva segnata da ritardi cronici nei pagamenti delle fatture. Una cattiva abitudine che, denunciano i sindacati, si ripercuote inevitabilmente sulla liquidità aziendale e sulla puntualità del saldo degli stipendi ai lavoratori.
«Se Irpiniambiente fosse stata una società privata — dichiarano congiuntamente Marotta e Codella — al primo mese di mancati incassi e di fronte a una simile voragine di crediti certificati nei confronti dei Comuni, si sarebbe già dichiarata fallita. È inaccettabile che a pagare il conto di una politica incapace di pianificare siano gli operatori che ogni giorno garantiscono il servizio sul territorio».
Basta ricorsi, serve responsabilità
Il giudizio sull’operato dell’Ato rifiuti e della politica locale è severo. Per UGL e FIT CISL il sistema non può reggersi su continue contrapposizioni giudiziarie, impugnazioni e fughe in avanti dei singoli enti che preferiscono la via dei tribunali al confronto istituzionale.
I segretari ribadiscono che il futuro del ciclo dei rifiuti non può essere delegato a logiche di spartizione o a ipotesi di privatizzazione improvvisate — come l’ingresso di operatori esterni per rilevare la società provinciale —, che finirebbero per stravolgere gli equilibri industriali e occupazionali faticosamente costruiti in questi anni.
Lo stato di agitazione e la mobilitazione dei cantieri
Di fronte a questo scenario di immobilismo, UGL e FIT CISL annunciano che la mobilitazione nei vari cantieri irpini non si fermerà. Nelle prossime settimane sono previste assemblee permanenti e consultazioni con i lavoratori per decidere le prossime azioni sindacali, senza escludere la proclamazione dello sciopero generale del settore.
«La politica torni a fare la politica — concludono Marotta e Codella — e si assuma la responsabilità di risanare i conti, sbloccare i pagamenti e dare certezze e stabilità a un comparto vitale per la salute pubblica e per centinaia di famiglie».
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